Ansia ed ipocondria

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Ansia ed ipocondria

La notizia sull’espandersi dell’epidemia di coronavirus dalla Cina ci porta a confrontarci con paura, ansia e fobie circa le malattie. Facciamo un breve quadro dell’argomento.

Con ipocondria ci si riferisce ad una eccessiva preoccupazione o convinzione di avere una qualche tipo di malattia. I sintomi fisici sono interpretati come segni della stessa e, anche dopo una valutazione medica, il paziente non si sente tranquillizzato e permane nella paura e nella convinzione di essere in qualche modo malato. Si tratta di una vera e propria patologia che nel DSM-5, il manuale di riferimento dei disturbi mentali, viene identificata come Disturbo da sintomi somatici e Disturbo da ansia di malattia, a seconda che vi sia o meno la presenza di sintomi somatici. Questo tipo di patologia si distingue dal disturbo ossessivo-compulsivo da contaminazione. Quest’ultimo è caratterizzato infatti non tanto dal timore di avere una malattia, ma dalla paura eccessiva di ammalarsi tramite contagio.

È anche importante distinguere tra ipocondria e il disturbo psicosomatico. Infatti parliamo di disturbo psicosomatico quando si presuppone che la componente ansiogena abbia una notevole influenza sul sintomo somatico, che però è reale e non immaginato.

In una visione globale dell’uomo sappiamo, che la componente fisica e quella psichica sono in realtà co-presenti nello sviluppo della malattia. Quindi per parlare di ipocondria bisogna escludere la presenza di una malattia e verificare la persistenza della paura nonostante le rassicurazioni mediche. Inoltre, può essere presente una eccessiva preoccupazione o paura in presenza di una malattia organica non grave.

Il corpo viene ritenuto dal paziente vulnerabile ed incapace di far fronte alle situazioni che spesso vengono percepite oltremodo come minacciose; scatta a questo punto un ipercontrollo su sé stessi.

Anche chi è accanto al paziente può presentare una sintomatologia di ansia da malattia, e dovrebbe cercare di mantenere un atteggiamento calmo e di ascolto. É importante trovare un certo equilibrio tra l’assecondare il bisogno di rassicurazioni (come ad esempio una visita dal medico) e il fornire una certa sicurezza rispetto ad un contatto adulto sulla realtà.

Spesso ci si indirizza ad un aiuto specialistico quando i sintomi diventano troppo invalidanti, ossia limitano la normale vita dell’individuo. Sarebbe bene ricorrere ad un colloquio psicoterapeutico già al manifestarsi delle prive avvisaglie, allo scopo di ridurre lo spreco di energie, fisiche ed economiche, alla ricerca della malattia.

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